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sabato 7 febbraio 2015

Chap. 3 ON THAT ROOF

HEY HEY HEY

THE CHAPTER WILL BE PUBLISHED THE 14 FEBRUARY!

THANKS FOR YOUR SUPPORT <3

read the previous chapter Second Chapter
Here is the prologue PROLOGUE

Cap. 3 SU QUEL TETTO

Capitolo Terzo
un romanzo di Sabina Simone
Passai tre ore ad osservare il bicchiere, pulito, sul bancone del bar. Vedevo la mia figura deformata riflessa su di esso e ne ero incuriosita, come può esserlo una diciottenne in piedi da tre ore e mezzo. Sembravo così robusta eppure non lo ero. Sospirai ripensando al ragazzo-fantasma e mi decisi a parlargli quella notte, non sapevo nemmeno se ne avrei avuto il coraggio.
Frederick, il ragazzo del bar (che chiamavo insistentemente Fred) se ne stava a registrare chissà quale entrata, di entrate non ve ne erano per niente. Ma aveva un sorriso stampato sul volto, sembrava davvero ottimista… io non lo ero molto.
Sarà che dopo due settimane e tre giorni l’ottimismo svanisce… sarà che dopo che la vita si prende tutto ciò che hai, non hai molta voglia di sperare… cos’altro vuoi che ti vada male?
Me ne tornai a casa dopo aver lucidato il pavimento e qualche scaffale, una volta a casa feci lo stesso pulendo tutto! Ciò mi manteneva distratta. Pranzai con un pasto molto povero, poi ripresi a pulire.
Quando finalmente la casa splendeva ormai era ora di cena, così preparai qualcosa di fugace e mangiai. Erano ormai le dieci quando decisi di fare un  bel bagno ristoratore e quando mi immersi iniziai a pensare a  cosa avrei detto a quel ragazzo… magari potevo iniziare con un “Ciao…” poi pensai fosse stupido, parlavo con un fantasma e non con un teenager!
Immersi anche il capo e poi chiusi gli occhi rilassandomi, almeno finché non sentii qualcosa forzare la serratura della porta del balcone…
I miei occhi si aprirono automaticamente! La sciarpa. Comodino. Camera da letto. Merda!.
Uscii dalla vasca e presi la prima asciugamano che trovai, mi ci avvolsi e poi spalancai la porta correndo verso la camera da letto. Sentii un freddo percorrermi lungo la schiena, non solo la porta del balcone era aperta ma la sciarpa non era al suo posto e la finestra della mia stanza era spalancata..
“Dannazione” pensai per poi correre fuori il balcone, noncurante che fossi con solo un asciugamano addosso.
Ma di lui nessuna traccia.

Il giorno dopo me ne stavo sconsolata al bar, guardavo il medesimo bicchiere mentre Fred lavorava alla contabilità. Sbuffai sonoramente e poi mi voltai verso di lui, decisi almeno di rivolgergli la parola, tanto per fare qualcosa di diverso.
:- da dove vieni? –
La mia domanda rimase a mezz’aria, Fred si voltò e mi  sorrise
:- Germania –
:- e come mai sei qui? –
Scrollò le spalle :- Avevo  voglia di libertà, di essere indipendente dai miei genitori… e poi qui c’è così un bel clima… -
Annuii alle sue parole, aveva un senso…
:- e tu? –
Non avevo di certo pensato che il porre quella domanda avrebbe inevitabilmente attirato la sua di domanda, magari per curiosità, o magari per pura cortesia… la buttai sul vago, come ero solita fare.
:- ho bisogno di indipendenza, come qualsiasi diciottenne –
Se Fred avesse avuto il potere di leggermi nella mente avrebbe capito che in realtà stavo morendo dentro, morivo dalla voglia di dire a qualcuno come mi sentissi per davvero… come fossi sola, come fossi alla disperata ricerca d’aiuto tanto da credere che un fantasma fosse al mio fianco e mi spiasse la notte… lui sorrise e poi senza fare altre domande tornò al  lavoro… io sorrisi amaramente abbassando lo sguardo, no… quel potere sfortunatamente non lo possedeva nessuno su quel pianeta.
Quella sera però decisi di attrezzarmi.
Aveva aperto la porta, quindi fantasma fantasma non lo era molto!  Decisi di prenderlo per la gola preparando una zuppa dall’odore invitante e la piazzai al centro del balcone e aspettai trepidante e con la scopa in mano (non si sa mai…). Ma attirai soltanto orde di gatti affamati e pronti a mangiare qualsiasi cosa…no, quella della zuppa non era stata una buona idea.
Lo aspettai tutta la notte, ma invano! Quella sera, il ragazzo non mi sembrò vegliare su di me.

Fui svegliata da un rumore di clacson, erano le otto del mattino a giudicare dal Sole e dalla frescura che albergava su l balcone… mi sorpresi di essermi addormentata fuori… io che avevo paura di tutto! Mi resi conto che per le otto e mezzo dovevo essere al  bar e così corsi a lavarmi e cambiarmi, ci impiegai venti minuti e così appena fuori casa iniziai a correre come una pazza verso il bar dall’altra parte della città. Cavolo ed ero solo in prova, quello mi cacciava! Poco ma sicuro. Arrivai lì con due minuti di ritardo, Fred se ne stava all’interno, dietro al bancone e appena mi vide picchiettò le lancette dell’orologio… i tedeschi erano rigidi riguardo l’orario!
:- perdonami … mi sono addormentata tardi –
:- sbrigati mettiti al lavoro –
“come se ci fosse qualcosa da fare” diedi ascolto alle sue parole e mi posizionai dietro al bancone mentre lui prese posto alla scrivania dove annotava chissà cosa… stranamente entrò qualcuno… sembrava un miracolo. Era una ragazza alta e bionda che avevo intravisto qualche volta per strada che sorrise ad entrambi e soprattutto a Fred il quale si  era alzato e avvicinato al bancone… calò un lungo silenzio che sentii di dover spezzare con una leggera tosse. La ragazza allora si voltò verso di me e mi sorrise
:- Ciao… - disse pensierosa, con la coda dell’occhio guardava sempre lui! Poi finse di pensare cosa scegliere… alla fine mi disse di volere un thé.
Perfetto.
E chi lo avrebbe fatto?
Fred mi guardò con sguardo minaccioso e indicò la caffettiera dietro di me, io lo guardai con disappunto! Non mi aveva nemmeno mostrato come si fa, poi vidi la sua mano (dietro la schiena) mimarmi un “muoviti” che non saprei nemmeno spiegare. Andai diritta verso la macchinetta e cercai di decifrarla.
:- allora… come vanno le cose? – chiese in un perfetto tedesco scolastico, il ragazzo si grattò il capo
:- meglio, ho assunto anche Amelia che conosce la lingua! Qui da voi  sembra impossibile comunicare se no-
La ragazza rise di gusto e alzò le spalle :- hai ragione… beh ho sparso la voce del bar quindi spero verranno più persone! Poi domani vedrai che alla mia festa verranno così tanti ragazzi che questo diverrà un bar esclusivo –
:- speriamo… -
Ci sarebbe stata una festa?! E quando aveva intenzione di dirmelo quel tedesco?! Ormai avevo abbandonato la macchinetta e me ne stavo dinanzi al microonde digitando il tempo necessario per riscaldare l’acqua… fortunatamente quei due erano così presi l’uno dall’altra che non prestarono attenzione al rumore che fece il microonde, alla fine portai il bicchiere alla ragazza assieme alla bustina del thé.
:-così dai una festa?- chiesi quando calò nuovamente il silenzio, lei annuì felice che qualcuno lo avesse spezzato di nuovo ma forse un po’ delusa che a farlo fossi io.
:- si, compio 25 anni così voglio festeggiarlo qui. In questo modo aiuterò voi  a fare pubblicità –
:- Te ne sono grato, davvero! –
Notai gli sguardi che si lanciavano, così li lasciai soli e andai a pulire il pavimento. Quando ebbi finito Fred mi fermò sull’uscio della porta e sospirò
:- mi sono dimenticato di dirti della festa! Domani ho bisogno di te per un bel po’… almeno fino alle tre del mattino –
:- va bene, non ci sono problemi –
Poi sorrise leggermente imbarazzato ma non dissi nulla della ragazza bionda e salutandolo me ne andai.

Tornai diritta a casa ma stavolta non aspettai il fantasma, se voleva sapeva dove trovarmi! Quella sera andai a dormire presto ma lasciai la porta del balcone semi aperta… 



leggi il capitolo precedente Capitolo Secondo
Leggi il prologo Prologo

sabato 31 gennaio 2015

Cap. 2 SU QUEL TETTO

Capitolo secondo
Stranamente riuscii a prendere sonno! Avevo la sciarpa fra le mani, adagiata accanto al cuore… non volevo che il ragazzo arrivasse all’improvviso e la prendesse senza nemmeno darmi spiegazioni! Se era un fantasma volevo parlargli… ma ne ero davvero sicura?!
Ero rimasta un bel po’ fuori il balcone la sera prima a decidere se fosse il caso di portarla con me a letto oppure lasciarla lì per paura di incontrarlo! La mattina dopo feci lo stesso. C’era un Sole che spaccava le pietre ed io ero ancora lì a chiedermi cosa fosse giusto o sbagliato fare…
In  fine decise di portarla con me. La annodai alla borsa così che pendeva sino ad arrivarmi alle ginocchia e ripresi il mio giro alla ricerca di un lavoro… non iniziai dal bar interamente in legno perché da casa mia il negozio più vicino era un altro… iniziò così una giornata come la precedente: piena di rifiuti! Scoraggiata arrivai come il giorno prima all’una del pomeriggio dinanzi al bar in legno… pensai fosse un segno e così entrai. Il proprietario stava per chiudere, aveva già la borsa pronta e stava spegnendo gli ultimi jukebox rimasti accesi, ce n’erano almeno tre almeno solo al primo piano. Era alto e biondo, con una leggera barbetta incolta! Avrà avuto 25 anni credo, e non sembrava italiano infatti disse molto impacciato
:- chiuso…-
Io annuii leggermente imbarazzata e mi portai una ciocca di capelli dietro l’orecchio, poi sorrisi
:- lo so… sono qui per una richiesta di lavoro! – dissi in inglese, fortunatamente lo conoscevo bene.
:- wow, sembrano passati secoli da quando qualcuno mi rivolge la parola in inglese. Prego, accomodati! – disse indicandomi uno sgabello mentre andava a mettere il cartello fuori con su  scritto “chiuso”.
:- non tutti parlano inglese qui! –
:- diciamo anche nessuno – scherzai, poi mi strinsi nelle spalle :- mi dispiace disturbarti ma ho fatto per il secondo giorno di seguito un giro della città alla ricerca di un lavoro ma nulla… -
:- Capisco…  beh cosa sai fare? -.
Aprii la bocca, alla ricerca di qualche bugia… ne avevo inventate tantissime fino a quel momento ma poi la richiusi… non ricordavo nemmeno tutte le sciocchezze scritte sul curriculum… lui annuì pensieroso
:- facciamo … un periodo di prova? –
Alzai lo sguardo, sorpresa :- dici sul serio?! –
:- si. Non posso pagarti questo periodo di prova però vediamo come va e se sei brava ti assumo… la clientela non è molta qui e servirebbe qualcuno che parla la lingua del posto almeno per capirci qualcosa quando qualcuno ordina qualche bevanda… -
:- GRAZIE – urlo alzandomi all’improvviso e stringendogli la mano felice :- non te ne pentirai! Sono… sono così felice! Quando iniziamo? –
:- domani, si penso che domani sia perfetto! –
Non lo abbracciai, perché pensai fosse sconveniente ma fui così contenta di ricevere quel lavoro!. Mentre tornavo a casa feci qualche giravolta, altro che cereali della consolazione… questa volta ci volevano le patatine della vittoria, quelle che mangiavo quando andavo bene in qualcosa a scuola… una volta a casa annunciai il mio arrivo alzando la mano ma poi mi ricordai che non c’era nessuno ad aspettarmi…  abbassai lo sguardo e richiusi la porta alle mie spalle…  improvvisamente il mio cellulare iniziò a squillare!
:- pronto? –
:- Amelia? Sono io! Filippo! –
:- Ehi…allora? –
Sentii Filippo tirare un lungo respiro, cercava le parole adatte alla situazione…
:- non è facile da spiegare Amelia… -
Deglutii:- spiegati –
:- non c’è nessuna traccia dei tuoi genitori… come fossero scomparsi nel nulla… abbiamo buoni motivi di pensare che siano stati presi in ostaggio! Stiamo cercando dappertutto, credimi… non sai come sono rammaricato… -
Annuii, come se lui potesse vedermi e mi asciugai le lacrime con il dorso della mano :- capisco – poi lui sospirò
:- A casa c’è un posto in più lo sai  vero? –
:- Grazie Filippo, ti chiamo se ne avrò bisogno… ciao e tienimi aggiornata –
Non gli diedi tempo di replicare e chiusi la telecomunicazione. Le lacrime aumentarono in modo considerevole, avevo voglia di morire… mi portai le mani dinanzi agli occhi e iniziai a singhiozzare… mi sentivo così sola… così persa.
Mi sedetti per terra e rimasi così per delle ore, non mangiai nemmeno… non avevo voglia di fare nulla se non crogiolarmi nella disperazione… sembrava essere un giorno così felice, ma era solo un’illusione… tutto lo era! Sentivo di essere davvero persa nel buio, una luce fioca che illuminava la stanza in lontananza… era la Luna… come se mi stesse chiamando illuminava quel poco che bastava per raggiungere il balcone… non avevo nemmeno acceso la luce e l’interruttore era così lontano…
Poi sgranai gli occhi… non ero sola. L’ombra del ragazzo era proprio lì, lo vedevo in piedi sul tetto della mia casa con l’ombra che si affacciava sul balcone… aveva uno sguardo così fiero, o almeno così me lo immaginavo. Sentii pulsare la gamba, dove si trovava la sciarpa… era venuta a riprendersela, se ne sarebbe andato via non appena l’avesse avuta…
La presi e la portai sul cuore, non avevo la forza di incontrarlo e di porgli tutte quelle domande che avrei voluto fargli, non volevo che mi lasciasse sola…
 Lui non entrò come pensai, rimase lì. La sua ombra sembrava fissarmi, aveva occhi penetranti e una presenza piacevole… non avevo più paura. La sua sciarpa era calda ed emanava dolci sensazioni… mi osservò finché non chiusi gli occhi…
Non ero più sola.
Ma quel pensiero invece che farmi rabbrividire mi aiutò ad addormentarmi. C’era davvero qualcuno che vegliava su di me… e ciò mi fece sorridere.
Ero al sicuro.
Almeno in quel momento.

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